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martedì 27 novembre 2012

L'alba di Alessandro Baricco



Tre volte all’alba è il titolo dell’ultimo romanzo di Alessandro Baricco. Dopo il successo di Mr Gwyn (Feltrinelli 2011), lo scrittore torinese torna sulla scena letteraria con un libro affascinante, in cui narra di tre incontri attraverso tre storie, che vedono come protagonisti una figura femminile ed una maschile.
I personaggi si avvicendano in tre episodi accomunati da un arco temporale che si proietta nelle prime luci dell’alba. In questo spazio prendono forma gli avvenimenti che li fanno incontrare e conoscere, che li portano a confrontare e raccontare le proprie esistenze, ad avere curiosità gli uni degli altri sebbene tutto si snodi in una breve nottata.
Non è questione di ore, è una questione di luce.
Che cavolo dice?
E’ la luce migliore per tornare a casa, è fatta apposta per quello. Non c’è luce migliore per sentirsi puliti.
In ogni incontro i personaggi di Tre volte all’alba si trovano dinanzi ad una scelta che li porta a fare i conti con fantasmi del passato o con paure del presente, che li conduce a porre le proprie speranze ed aspettative nella persona che si trova al loro fianco. Ciò accade per una sola volta, che è, nel contempo, la prima e l’ultima in cui essi s’incontrano.
I protagonisti di Baricco riescono a ritrovare sé stessi nella parte più intima della propria anima. L’avvicendarsi delle storie lascia molto spazio all’immaginazione del lettore, che l’autore riesce a coinvolgere in una trama avvincente, variopinta nei dettagli e nelle sfumature, e nei desideri reconditi o manifesti che i suoi protagonisti hanno di cambiare le proprie vite.
Guardava quella casa, davanti a sé, e pensava alla misteriosa permanenza delle cose nella corrente mai ferma della vita. Stava pensando che ogni volta, vivendo con loro, si finisce per lasciare su di loro come una mano leggera di vernice, la tinta di certe emozioni destinate a scolorare, sotto il sole, in ricordi.

domenica 25 novembre 2012

Libri, emozioni, vita


Un libro è un incantesimo che si avvera ad occhi aperti. A volte riesci a leggere nelle parole che si susseguono i tuoi desideri, quello che hai nascosto in fondo al cuore, quello che non hai il coraggio di dire o di fare. 
Un libro racconta storie di fantasia o di vita vissuta. Aspirazioni e sogni dell'essere umano, mostri o creature che si palesano in notti buie, giorni alla ricerca di qualcosa, del lavoro, dell'amore, della felicità.
Succede che un libro riesca ad emozionarti, a farti scorrere una lacrima sul volto, a tenerti incollato alle sue pagine. Ciò può voler dire che ti ha scosso. Che ha toccato delle corde particolari della tua anima, e può aver aperto certe porte che credevi chiuse a chiave.
A me piace scrivere, raccontare quello che mi passa per la testa dandogli la forma di una storia. E' un qualcosa che mi fa stare bene. Butto fuori il disordine caotico di pensieri/angosce/(falsi)problemi/bisogni che mi abitano dentro. 
Più volte mi capita di credere di non essere all'altezza dei miei desideri, di quello che aspetto in primis da me stessa, poi dalla vita. Scrivere annulla questo timore ed azzera la mia ansia. 
Forse nel mio futuro ci sarà un libro (anzi, spero più di uno!). E così il pensiero di "non farcela" inizierà ad allontanarsi.

martedì 13 novembre 2012

I colori della vita

Questa storia è frutto della mia immaginazione: mi piace pensare che un giorno sarà più semplice di adesso adottare un bambino, e che si potrà fare a prescindere dal proprio stato coniugale. Dietro l'adozione c'è la possibilità di dare una vita migliore a chi non è stato "fortunato" in partenza.

C’era una volta Mirco, un bimbo di due anni affetto da sindrome di Down.
E c’era una volta Sonia, ventisette anni, studentessa di medicina.

Sin da piccola Sonia sognava di diventare un medico, da quando aveva imparato a cucire solo per rattoppare le bambole di pezza che suo fratello le distruggeva di continuo. Negli anni la passione era cresciuta, unita alla voglia di dedicare del tempo agli altri.

Oggi per Sonia è il primo giorno da volontaria in un centro di aiuto all’infanzia, una struttura dedicata a bambini e bambine che vivono situazioni particolari nell’ambito familiare.

E’ una mattina di pioggia, tira un vento fortissimo. Sonia è zuppa d’acqua e i bambini scoppiano in una fragorosa risata quando la vedono entrare. Tutti meno che uno.
Quel bimbo, seduto in disparte, è Mirco. Sonia nota subito i suoi occhi tristi, ma presa dai saluti e dai vari convenevoli con le colleghe del centro non ha tempo di avvicinarsi a lui. 
Ci pensa anche la sera prima di addormentarsi, ricorda quegli occhi grandi che la fissano senza sorridere.

Il giorno dopo Mirco siede ancora lì. Le colleghe le dicono che è arrivato al centro un mese fa. Mirco non ha i genitori, è solo al mondo, vive nel convento situato nella strada parallela al centro. Ha un handicap che gli impedisce di esprimersi come vorrebbe, le suore hanno pensato che in quel posto avrebbe potuto socializzare con altri bimbi.
Sonia si avvicina e gli accarezza il volto. Ma Mirco non reagisce e guarda ancora il pavimento. 
La giovane non si arrende. Gli porta un quaderno, scrive i loro nomi e disegna fiori, alberi, il cielo stellato, dei cuori, usando tutti i colori. Con pazienza gli spiega cosa sono quelle immagini. Mirco accenna un sorriso, Sonia ha gli occhi lucidi.

I giorni trascorrono e Sonia si affeziona sempre di più a Mirco. Non che non voglia bene anche agli altri bambini, ma il sentimento che la lega a lui è qualcosa di speciale e unico. Mirco è rinato da quando c’è lei. In quel posto è un bambino felice come tutti gli altri, nonostante la sua malattia, nonostante quello che le convenzioni ci inducono a pensare dei portatori di handicap.

Un anno vola e Sonia deve andare via. Come farà senza quel bimbo? E’ un pensiero che la tormenta già da un po’.
Il loro tempo però non è finito.

Sono passati sei anni. Sonia fa la pediatra, ma Mirco non l’ha mai abbandonato. Ha continuato a fargli visita tutti i giorni, a colorare con lui le pagine bianche che sono diventate quelle della loro vita insieme. 
Quegli anni sono stati lunghi e difficili ma lei ce l’ha fatta: oggi va a prendere Mirco al centro e lo porta a casa, lo ha adottato.

Otto anni fa non avrebbe mai immaginato chi c’era ad attenderla in quel giorno di pioggia. Il bimbo che le ha cambiato la vita. Adesso è lui a dipingere le ore di Sonia di mille tonalità di colori.