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lunedì 2 dicembre 2013

Carceri italiane: buoni e cattivi

Federico Perna come Stefano Cucchi. Le loro storie specchio delle carceri italiane tra luci ed ombre. Le loro vicende dentro quelle dei centoquarantadue detenuti morti dall'inizio dell'anno. 
Le loro madri si stanno battendo perché credono siano stati abbandonati da quello stesso Stato che doveva tutelarli, pur in un regime carcerario. Che doveva garantirgli i diritti basilari, i diritti di tutti.
La giustizia farà il suo corso, ma le riflessioni che sorgono dopo aver visto le foto, diffuse su internet, del cadavere di Federico Perna sono più che spontanee.

Ai bambini si parla dei "cattivi" per identificare il male. Chi avrebbe il coraggio di etichettare Federico e Stefano come i "cattivi" in questa storia? Di parlare di loro come le persone da tenere lontano, alla larga da un figlio?


martedì 19 novembre 2013

Mai come ieri


La paura di capire e scoprire cosa mi ha fatto la vita è molto, ma molto più forte della curiosità di vedere cosa la vita ha fatto a loro e di scoprire che la vita ci ha fatto a tutti la stessa cosa. 

La verità è che la paura è quella di scoprire che non abbiamo più nulla da dirci, che non ridiamo insieme, che non ci capiamo più subito al volo, senza bisogno di parlare, senza bisogno di dire nulla. 
Eravamo come Amici miei, come Quattro amici al bar. Bastava l'odore, per capirci ed essere complici. 
La verità è che la paura più grande è quella di sentire dire, ancora peggio, di sentirmi dire: "Adesso non perdiamoci di vista".

(Marco Proietti Mancini, Roma per sempre)


Scomponi i giorni in quelli che sono stati innumerevoli momenti. Degli attimi fanne altrettanti ricordi, che corrono e inciampano nelle parole non dette. 
Poi tienili stretti, nascosti, non li far vedere, non scoprirli. Chiudili dove ti pare, in un posto difficile da trovare, anche per te.
E vai avanti, perché il mondo fa lo stesso.

mercoledì 6 novembre 2013

Maybe tomorrow

Ragazza sotto la pioggia di Vanessa Katrin
Nero. Il cielo è corvino. L'acqua scende fitta e quasi oltrepassa i vetri. Il mondo ti passa accanto, una piccola estensione di frammenti che appaiono e scompaiono. Così la testa rivolta ad un pensiero. Uno che poi si sdoppia in due. Tre. Quattro. Cinque. Cinque cose da fare prima che sia sera. Prima che sia domani. Prima che sia tardi.
Cinque cose che non ho fatto poi diventano cinque mila. Sono troppe tutte insieme. Ed è solo mattina. Quanto manca alla sera? 
Un sole timido gioca a nascondino. Poi torna a dormire. Di nuovo acqua giù per le strade. La senti precipitare a terra, infrangersi e rompersi, ancora cadere su quel pensiero. Un pensiero, le troppe cose che non sono, che non faccio, che non dico. Le poche cose che vorrei, che amerei, che difenderei. 
Tic tac di lancette. Buio, blu, una sera rapida come la notte. Di fretta la giacca, i passi sulle scale, l'auto si chiude, verso casa col magone. Propositi del giorno che termina sempre uguale, tu insieme alle cinque mila. 
Da domani smetto, faccio a morsi con la vita. Domani. Forse domani.

venerdì 1 novembre 2013

Let's go to Rome

Il Colosseo in una mia istantanea
Quale migliore occasione del week-end alle porte per visitare la città eterna? Muniti di macchina fotografica e di scarpe comode, Roma è unica e speciale perché le tappe in cui vale la pena fermarsi distano poco l’una dall’altra e sono raggiungibili a piedi. Se siete dei pigroni e l’idea già vi fa sudare, non vi agitate: le linee della metropolitana e degli autobus vi condurranno ovunque.

Avete già la valigia pronta? Bene, il nostro viaggio può iniziare.

Partiamo da piazza Barberini: percorrendo via del Tritone, raggiungerete Largo Chigi incrociando la meta dello shopping romano, via del Corso. Dinanzi ai vostri occhi troverete, invece, piazza Colonna, con palazzo Chigi sulla destra e, qualche metro dopo, piazza Montecitorio. La sede del Parlamento non passa inosservata per la sua magnificenza.

Da via del Corso potete scegliere diverse direzioni, ma nessuna vi lascerà delusi: Fontana di Trevi, piazza Venezia e l’Altare della Patria, per poi proseguire su via dei Fori Imperiali e tuffarsi nella storia, fino a sgranare gli occhi dinanzi al Colosseo. O ancora, raggiungere piazza di Spagna e piazza del Popolo, per, poi, seguire le indicazioni per la terrazza del Pincio. Da lì, la vista è mozzafiato e Roma sembra una cartolina. Ma non vi fermate: una breve salita vi aprirà le porte di Villa Borghese. (Curiosità: al suo interno, tra le tante attrattive, c’è anche la ‘Casa del Cinema’).

Prima di augurarvi buon viaggio, non posso non consigliarvi un’ultima destinazione, il quartiere Trastevere, uno dei più caratteristici di Roma: di notte si amplifica la magia di una passeggiata sul Tevere. Continuando a camminare lungo il fiume, ci sarà l’ennesimo panorama ad attendervi, il monumento di Castel Sant’Angelo.


Articolo pubblicato sul Corriere di Salerno

martedì 22 ottobre 2013

Ti farà sperare

Il Pincio, Roma, giugno 2013

Il mare, quando s'infrange sugli scogli, ché è come il cuore che freme e scalpita al primo appuntamento. Il ricordo di te da bambina, stretta alle ginocchia di tua madre, la donna forte come la pietra di una colonna. Il primo giorno di liceo: i passi a tentoni e confusi tra le facce antipatiche di compagni sconosciuti. La prima vacanza con le amiche, il bicchiere di troppo, lo sguardo del ragazzo che non vedrai più. Il primo 'Primo Maggio', la musica che rompe i timpani e le ossa, il giorno dopo tra confusione e felicità. La manifestazione da universitaria, il corteo per un diritto, il mondo stretto in una mano. Il sogno di cambiare la storia intorno a te. Lui, l'amore, la malinconia e la nostalgia di una notte che poi diventa mattino. L'aereo che decolla, l'Italia vista da una piccolissima finestra, le luci di Roma. Roma infinita, il giorno in cui sei arrivata, la casa nuova, la vita che ricomincia, la lacrima dell'ultimo giorno alla stazione Tiburtina. Un monitor bianco, le dita che si muovono frettolose sui tasti. La tua storia che prende forma. Leggerla e ritrovare te stessa. 

giovedì 17 ottobre 2013

Il Ghetto di Roma, 70 anni dopo

Non ho foto di quel giorno, non ho fermato le emozioni che sentivo mentre camminavo. Perché io il Ghetto di Roma me lo ricordo per quello che mi ha trasmesso, in una tarda mattinata di cinque mesi fa. Ripercorro lo stupore, ripenso al fatto che non mi fossi accorta immediatamente dove mi trovavo. Tutte quelle persone che si salutavano, i ragazzi all'uscita di scuola che si davano appuntamento per il pomeriggio, il panificio affollato. E poi... Capire d'improvviso che quello era il quartiere conosciuto per l'orrore della guerra, per una pagina di storia e di sofferenza.
Oggi, settant'anni dopo quel 16 ottobre del 1943 - data in cui i nazisti rastrellarono il Ghetto di Roma, arrestando più di mille ebrei, per poi riunirli su un treno che li avrebbe portati nei campi di sterminio in Germania - l'ho attraversato di nuovo, il Ghetto. Nella mia mente sono stata di nuovo lì, a fermarmi dinanzi alle targhe dei bimbi commemorati. Immersa in un tempo che non era il mio, ma era la vita di quelle persone a cui fu portato via tutto.


domenica 13 ottobre 2013

Dall'altra parte

Graffito di Banksy
E' semplice rinunciare, non correre il rischio di cadere - ancor peggio crollare - chiudersi a riccio, dirsi che non si è capaci. E' meglio voltarsi, far finta di non essere in quel posto. Credere sia roba per altri, non per te.
Anche se sei lì, davanti a quella staccionata, e sai che saltare - forse - non è poi così faticoso, l'incertezza ti brucia in partenza. Spegne i desideri, annebbia la vista, duole alla testa ed alle articolazioni. E allora resti fermo, ti senti stanco e ti siedi, come fai sempre, come fai di solito. Quando pensi di aver perso in partenza, mentre ti sei sconfitto da solo.
In notturna si amplifica tutto, perfino quella staccionata. Che se è un muro, diviene un grattacielo. Che se è un lago, diventa l'oceano. E, dall'altra parte di essa, nelle notti fai a cazzotti con te stesso, spremendoti sul come districare tutto il da farsi. Mentre il resto se la dorme, tu hai voglia di stravolgere la tua esistenza. Proprio di notte. Non vorresti essere lì. E allora ti consumi in un altro dove e in un altro quando. A sognare ad occhi aperti quel qualcosa che non c'è. 
Sta lì, dall'altra parte.

domenica 22 settembre 2013

A [f] fondo



Per vivere con onore bisogna struggersi, turbarsi, battersi, sbagliare, ricominciare da capo e buttar via tutto e di nuovo ricominciare a lottare e perdere eternamente.
La calma è una vigliaccheria dell'anima.

Lev Tolstoj

lunedì 10 giugno 2013

La gente non ci crede più, e sbaglia

Fremono le emittenti televisive, i giornali, gli inviati dai seggi, in attesa dei risultati dei ballottaggi. Alle ore 15 sarà tutto concluso, si chiuderà il secondo giro di giostra per le elezioni comunali. Sono ben 67 le città italiane che non hanno eletto il proprio sindaco durante la prima tornata, del 25 e 26 maggio scorsi.
Ma, anche stavolta, c'è un fantasma che si aggira spettralmente tra i palazzi della politica. Un'ombra sintomatica di qualcosa di più forte e di più grande. L'astensionismo, il riflesso di un malessere che a 360° caratterizza ormai la nostra società.
Le elezioni diventano così una disfatta per la classe politica. E in maniera complementare rappresentano la disfatta della società. La gente non ci crede più. E non si fida di chi sta ai piani alti, delle storie "sul Paese bene comune, sull'Italia di tutti", delle promesse sul "fare", se poi i politici sprecano e rubano. E allora preferisce non scegliere. Anzi, sceglie di non esprimere nessuna preferenza, sceglie di non andare a votare.
Mettetela come volete, ma la gente non vota e, non votando, perde un diritto importantissimo, tra i pochi che le consentono di farsi sentire. Non c'è speranza? Non c'è voglia? Non c'è la passione? Cosa manca? Manca tutto questo, manca molto di più, la voglia di cambiamento. Che essenzialmente è quella con cui ti metti in gioco sempre, nelle cose di tutti  giorni, nelle sfide con te stesso e con gli altri.

Intanto, in attesa dei risultati, in attesa di sapere, il fantasma dell'astensionismo è sempre lì. Ma il non-voto non è la soluzione, il non-voto è una delega agli altri. Della serie, "fate come volete, decidete anche al posto mio, perché a me non interessa".

sabato 18 maggio 2013

Una maratona in rosa contro il cancro

Appuntamento a Roma con la “Race for the Cure”. Protagoniste assolute
le donne che non si arrendono davanti alla malattia.

Sport, divertimento, emozioni. Tre parole che descrivono l’impegno della Komen Italia nella lotta contro il tumore al seno. Anche quest'anno la Komen ha organizzato la “Race for the Cure”, una mini maratona di raccolta fondi che si terrà domenica 19 maggio nello scenario suggestivo del Circo Massimo. La manifestazione è aperta a tutti ed ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione. Intanto, oggi hanno preso il via le attività del "Villaggio della Salute", che proseguiranno fino a domani sera con  forum e laboratori incentrati su alimentazione, salute e prevenzione.

Il tumore al seno è sempre più diffuso in Italia, ogni anno colpisce circa 40.000 donne. La “Race for the Cure” vuole essere un momento di confronto e di socializzazione per le donne che affrontano personalmente la malattia e per quelle che l’hanno sconfitta.

Caratteristica principale dell’evento è la presenza delle “Donne in Rosa”. Sono donne che hanno vinto il male e che, senza vergogna o timore, si rendono visibili agli occhi di tutti, partecipando alla maratona con una maglia ed un cappellino rosa. Il loro intento è dare un messaggio di speranza e di positività alle donne che attraversano un momento così difficile della loro vita. La condivisione di questa esperienza rappresenta un elemento importante per poter maturare determinazione e forza nel percorso di cura.

La Komen Italia è nata nel 2000 come prima onlus affiliata della Komen for the Cure, l’organizzazione non-profit fondata negli Stati Uniti, nel 1982, da Nancy Brinker, in memoria di sua sorella Susan G. Komen, morta all’età di 36 anni a causa di un tumore al seno.

In Italia, la “Race for the Cure ha catalizzato un’attenzione sempre maggiore da parte del pubblico, tanto che dal 2007 la maratona viene organizzata anche nelle città di Bari, Bologna e Napoli. Inoltre, grazie al successo e alla popolarità ottenuti, la Komen Italia è riuscita a raccogliere 1.200.000 euro, fondi che ha investito nella realizzazione di progetti propri e di altre associazioni nella lotta ai tumori al seno


Per ulteriori informazioni, consultare il sito della Komen Italia

venerdì 3 maggio 2013

Se non ora quando?

"In Italia le donne continuano a morire per mano degli uomini e per molti è sempre e solo una fatalità, un incidente, un raptus. Se questo accade, è anche perché chi poteva farlo non ha mai sollevato il tema a livello più alto, quello istituzionale".

La presidente della Camera Laura Boldrini, in un'intervista a "Repubblica", denuncia le violenze reiterate sulle donne, ed afferma di ricevere lei stessa ogni giorno messaggi di morte e minacce, anche di natura sessuale. 

Senza retorica né falsi convenevoli, le parole di Laura Boldrini hanno un connotato particolare: è la prima figura istituzionale che cita la mancanza di interesse e di azione della politica in un problema di primaria importanza. 

E, personalmente, hanno portato alla mia mente le riflessioni che Riccardo Iacona ha fatto, più o meno una settimana fa, durante il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. In occasione della presentazione del suo ultimo libro, "Se questi sono gli uomini", Riccardo Iacona ha dato uno scossone alla platea del Festival, lamentando la situazione di apatia e menefreghismo che vige in Italia riguardo gli omicidi, gli abusi, i maltrattamenti che milioni di donne subiscono. E puntando il dito contro la nostra classe politica, contro lo Stato che guarda inerte, senza battere ciglio.

Oggi, dopo aver letto le vicende legate all'assassinio di due donne (avvenute a distanza di poche ore, una a Livorno, l'altra a Roma) non sono riuscita a "guardare le notizie con distacco" (come riportano i testi di giornalismo e come in più continuano a ripetermi). Mi sono riflessa dentro quelle vite, dentro il dolore delle famiglie e degli amici. Dentro momenti e situazioni che appaiono inspiegabili.

E mi sono detta che, invece, una spiegazione ci deve pur essere. Se non altro, che si può fare qualcosa.

Il tempo delle attese è finito. Quella della violenza sulle donne è una questione che va affrontata, una volta per tutte, dando spazio alle decisioni e ai fatti, ancor prima che alle parole.






Il futuro del giornalismo parte da Perugia

Cinque giorni di dibattiti, incontri, spettacoli teatrali e proiezioni cinematografiche, in cui Perugia è stata inondata da folle di giornalisti, scrittori, fotografi, studenti, volontari, spettatori. Un pubblico curioso ed attento, a riconferma del fatto che il Festival Internazionale del Giornalismo è un evento unico e di portata mondiale.
Tanti gli argomenti discussi: dal ruolo del giornalismo locale alla centralità dei social network nel campo dell’informazione; dalla presenza delle donne nelle istituzioni ai fatti di cronaca nera che le vedono vittime di violenze; dal precariato alla voglia di imparare, crescere e confrontarsi che vive in molti giovani.


giovedì 18 aprile 2013

A scuola di umiltà


Coraggiosa, tenace, brava. Una giornalista come poche, una giornalista più unica che rara. Milena Gabanelli rinuncia al "potere che dà alla testa", quello del politico. Un ruolo tutto italiano, figlio della logica del prendere senza dare, a cui siamo abituati da tempo ormai. 
Ma Milena non lo vuole questo ruolo. Lei fa la giornalista. E lo fa benissimo, aggiungo. La trasmissione che conduce, Report, riflette la sua persona come uno specchio: lineare, pulita, semplice, seria. 
Oggi è lei stessa che scrive di "non essere all'altezza di un compito così grande" come quello da Presidente della Repubblica. E si scopre che Milena Gabanelli è anche una persona umile.
E' una professionista, insomma, e, da lei, abbiamo molto da imparare.




venerdì 12 aprile 2013

MARTINA

Da sinistra, Martina ed io, un bel pò di tempo fa.

Il tempo corre. Porta via con sé i giorni, i mesi, gli anni. Il tempo è un ladro: di sorrisi, di abbracci, delle frasi non dette, delle parole di troppo. Di ricordi. Le estati in Calabria. Gli inverni con le tazzine di succo di frutta-tè a far finta di essere già grandi. I giochi. I miei disegni da stilista, le tue sfilate da modella in carriera. E poi la lontananza. Io che andavo e tornavo (chissà per cercare poi cosa), tu che restavi. Ritrovarsi a Perugia per poi separarsi di nuovo. E domani? Dove saremo io e te domani? 




martedì 9 aprile 2013

La città dove è vietato giocare



Le immagini più toccanti raccontano le storie dei bambini di Taranto. Un cartello recita che la città salentina è “l’unico posto al mondo in cui i più piccoli hanno il divieto di giocare”.  
E sono proprio loro, i bambini, anche se assenti, i protagonisti indiscussi della manifestazione contro l'Ilva di Taranto a cui, stamattina, ha partecipato la delegazione del Coordinamento Valle del Sacco, riunitasi davanti a Palazzo Montecitorio. Arrabbiati e preoccupati per la loro salute, i cittadini di Taranto temono ancora di più per quella dei loro figli. Denunciano che il tasso di mortalità infantile continua ad aumentare e si scagliano contro “la noncuranza e l’indifferenza della classe politica” nella questione della chiusura dell’Ilva. I politici non considerano il diritto alla salute come primario per ogni essere umano. Sono degli assassini! Noi vogliamo vivere”.  

In giornata è attesa la decisione della Corte Costituzionale sulla legittimità del decreto “salva-Ilva”.  Lo Stato ci vuole morti?. In Piazza Montecitorio c'è qualcuno che se lo chiede. In attesa di una risposta.                  




Le foto della manifestazione di stamattina (scattate da me).




lunedì 8 aprile 2013

Una star tra tante piccole stelle

Essere una celebre popstar non vuol dire solo indossare lustrini e paillettes. Vuol dire anche regalare sorrisi.
Lo sa bene Katy Perry: la ventottene americana è appena rientrata da un mini tour in Madagascar, dove è stata testimonial dell'Unicef. 

"Ho sgranato gli occhi alla vista dell'incredibile bisogno che c'è di una vita più sana... di cibo, medicine e protezione contro le violenze e gli abusi... e per cui l'Unicef si sta impegnando". 

Le foto (scattate dall'Agenzia LaPresse) raccontano più di quanto riescano a fare le parole.









mercoledì 3 aprile 2013

siamo forme in divenire

Sono le azioni che contano. 
I nostri pensieri per quanto buoni possano essere sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. 
Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.

(Mohandas K. Gandhi)

venerdì 29 marzo 2013

Cipro, un'isola felice a metà


Il “salvagente- Europa” ce l’ha fatta: Cipro ha schivato il pericolo della bancarotta e i mercati possono tirare un sospiro di sollievo.
Dopo dodici giorni di chiusura, oggi le banche cipriote riaprono i battenti. Molte persone si sono accalcate dinanzi agli sportelli, nell’attesa di ritirare denaro. La chiusura era stata decisa dal governo per il timore di una fuga di capitali in seguito all'accordo, concordato con l’Eurogruppo, per il salvataggio dell’isola.

Ma qual è il prezzo del salvataggio di Cipro? L’accordo, inevitabile e duro allo stesso tempo, e frutto di un pasticcio europeo, non ha tenuto conto delle scelte politiche di Nicos Anastasiades, neopresidente di Cipro, il quale, in campagna elettorale, aveva promesso di non toccare i risparmi dei cittadini. La trattativa con l’Eurogruppo ha costretto Anastasiades a cambiare programma.
Inoltre, le autorità cipriote, negli anni, non hanno controllato le banche, lasciando, in tal modo, che alcune diventassero troppo grandi per riuscire poi a gestirle in caso di emergenza. Per di più, il governo non si è preoccupato della provenienza dei capitali (in maggioranza greci e russi) che gli istituti dell’isola attiravano. Le banche hanno concesso molti prestiti alla Grecia e hanno investito grosse fette dei loro patrimoni in titoli di stato greci, pur sapendo che era rischioso. Quando la Grecia è finita sull'orlo della bancarotta, coinvolgendo nelle perdite anche i suoi creditori (manovra decisa con le autorità europee), le banche di Cipro hanno perso l’80 per cento del denaro che avevano investito nei titoli greci.

Cipro è il quinto Paese dell’eurozona a ricevere degli aiuti per evitare il fallimento (prima ci sono stati Irlanda, Portogallo, Grecia e Spagna). Il suo governo, però, gode di ben poco credito politico nel resto d’Europa. Nel 2004 molti leader dell’Unione Europea si rifiutarono di accettare il suo ingresso nell’Unione, in mancanza di un accordo di pace che riunificasse l’isola. Ma la Grecia minacciò, qualora Cipro non fosse ammessa, di opporre il proprio veto a tutto l’allargamento dell’Unione Europea, e di impedire, quindi, l’adesione di altri Paesi. Pur riluttanti, i leader comunitari decisero di soccombere a questo ricatto e la Repubblica di Cipro entrò a far parte prima dell’UE, poi, nel 2008, dell'eurozona.
Nel 2002 il Segretario generale dell'ONU Kofi Annan presentò un piano di pace per la riunificazione di Cipro. Sottoposto a referendum nel 2004, il piano fu accettato con il 65% dall'elettorato dell'auto-proclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord, ma, fu rigettato, a grande maggioranza, dall'elettorato nella parte dell'isola controllata dal governo internazionalmente riconosciuto della Repubblica di Cipro.

In mancanza di un accordo tra le due parti, le autorità della Repubblica di Cipro non possono esercitare alcun controllo sulla parte nord dell’isola, rimasta fuori dalla crisi economica che ha travolto le casse dello Stato greco-cipriota. I 264 mila abitanti turco-ciprioti non hanno nulla da temere, anzi, alcuni di loro sperano che la crisi porti qualche vantaggio. “Appena riaprono le banche di là, i risparmiatori sappiano che noi siamo a pochi metri di distanza”. L’appello è arrivato dal Ministro delle Finanze della Repubblica turca, Ersan Tatar, in un’intervista di qualche giorno fa.

Negli anni Ottanta, la Repubblica Turca di Cipro del Nord ha beneficiato dell’ascesa economica della Turchia, che l’ha portata ad aprirsi verso il mercato globale. Così, mentre il paradiso fiscale di Cipro crollava, la città di Ankara cresceva, abbattendo inflazione e disoccupazione, attraendo investimenti e divenendo un partner commerciale di tutto rispetto per l’Unione Europea, gli Stati Uniti, la Russia, il Giappone, la Cina.

Oggi la Repubblica Turca di Cipro del Nord vive uno dei momenti più floridi della sua economia. Il reddito medio dei cittadini è in fase di crescita, il numero dei disoccupati è calato considerevolmente, gli investimenti sono aumentati e l’inflazione è diminuita. È la Turchia, dunque, ad avere il coltello dalla parte del manico rispetto all’Unione Europea. Non è più il continente a dover decidere se aprirsi alle porte dell’Asia, bensì lo Stato turco a scegliere verso quale direzione orientarsi.


Questo articolo è stato pubblicato nel website dell'Associazione Giornalisti del Mediterraneo.

venerdì 22 marzo 2013

Racconti 2.0 - "E l'Acqua se ne andò"

L’Acqua decise di non scorrere più. 
Quel giorno gli abitanti di Splendarum aprirono i rubinetti, come di solito, ma nulla, neanche una goccia cadde. Trepidanti uscirono nelle strade, protestando e urlando, facendo un chiasso e un frastuono insopportabili. Come era possibile una cosa del genere?

Intanto l’Acqua, libera da tutti i suoi impegni, si rilassava navigando sul web e finì tra le pagine di Facewater dove lesse le proteste dei suoi fan: insulti,reclami,lamentele,drammi esistenziali… "Acqua non puoi lasciarci così! Ho un appuntamento importante, necessito di uno shampoo!!! …Devo fare la lavatrice dei capi colorati, e adesso???… Stasera vado in palestra, come faccio la doccia dopo??…”.
Ma l’Acqua non se ne curò, anzi sorrise dinanzi quell’elenco di futili problemi. Spostò l’attenzione sulle notizie dedicate alla sua prossima destinazione: l’Africa. Sfogliò con il mouse le innumerevoli pagine e immagini che raccontavano le storie di bambini malnutriti, di donne malate, di uomini in guerra, di gente povera e abbandonata. E, quasi commossa, prenotò un posto sulla nave che partiva la sera stessa.
 
E la cittadina di Splendarum? Beh, l’Acqua era molto infastidita dal comportamento degli abitanti: la città era al primo posto per consumo superfluo di Acqua da ben cinque anni! No, l’Acqua non poteva accettarlo. Così sparì, lasciando nel panico la gente del posto. Se ne andò dalle case, dalle scuole, dagli uffici, dai ristoranti, dalle piscine, da ogni luogo di svago. Se ne andò, carica di entusiasmo, per cominciare il suo lungo viaggio verso una terra che aveva bisogno di Lei.


Questo racconto è stato pubblicato nel Segnalibro di febbraio 2011 dell'Associazione culturale di Arte&Parte.

Primavera


Roma, giovedì 21 marzo, giorno 4.

Una casa nuova, l'ennesima. Stanze da abbellire, cassetti da riempire.
Un nuovo letto in cui dormire. Notti semisveglie, risvegli accartocciati.

Volti da decorare con nuovi sorrisi e raggi di sole.

Pensieri in fuga, la testa fa il pieno di racconti. 
Aprire la mente, parlare col cuore. 

Scoprire, cercare. Ricominciare, per l'ennesima volta.
Felice. Ancora un'occasione ad attenderti.



 




giovedì 28 febbraio 2013

Un iPhone, due dollari...e un pizzico di talento

La ricetta del regista svedese Malik Bendjelloul è piaciuta così tanto ad Hollywood che il suo film "Searching for Sugar Man" ha vinto l'Oscar come miglior documentario
Il film è stato girato con 8 mm Vintage Camera, ovvero una app da un dollaro e 99! Questa app, made in Cina, è stata ribattezzata la "Instagram dei video" perché consente di aggiungere dei filtri alle immagini, creando effetti vintage. Come appunto con una pellicola girata ad 8 millimetri, scelta dal regista del documentario premiato. 
Il messaggio che arriva da questa storia è fortissimo e diretto soprattutto a chi sogna un futuro da regista. La bravura, il talento, la creatività (a volte) contano più del denaro! E visto che tentar non nuoce, segnatevi questo incoraggiamento, mangiate pane e tecnologia, e date sfogo alle idee...

P.S. : La pellicola è dedicata alla storia del musicista americano Rodriguez che, negli anni Settanta, non ebbe successo in patria ma divenne popolare in Sud Africa. Motivo che spinge due suoi fan a partire per Detroit e scoprire che fine abbia fatto.




Rodriguez - Can't Get Away

mercoledì 20 febbraio 2013

tasselli, frammenti, poesia

La copertina del libro
La poesia di Federica Rossi è carica d’intensità e di sentimento. È forte come un colpo allo stomaco, dolce come una carezza al cuore. L’autrice riesce a trasmettere il proprio vissuto ai lettori e lo fa attraverso una scrittura intima, autentica e personale che emerge nella totalità dei suoi versi. Una scrittura che ci rende partecipi dei giorni che hanno visto l’autrice felice, triste, piena di speranza, distrutta dal dolore. La sua poesia ci scuote e ci rende vivi.

Ritratti, Pensieri Veloci, Tempi e Luoghi, Dipartite, Sehnsucht. Sono queste le cinque sezioni di cui si compone “Poesie da non so dove”. Ogni sezione racchiude un universo di ricordi, storie, viaggi, momenti.
In Ritratti, ad esempio, la vita e la morte s’intrecciano in riflessioni e domande sul senso di entrambe. L’autrice dipinge il ricordo di persone vicine e lontane, e nelle sue parole si percepiscono solitudine e sofferenza.
Più di tutte, mi ha emozionato la sezione Dipartite: racchiude il significato di ogni nuovo inizio, la voglia di ricominciare e di mettersi in gioco.

L’attimo nella sua immediatezza ed essenza: è questa la caratteristica principale nella metrica di queste poesie. L’autrice non gira intorno alle situazioni che vuole raccontare, ma con semplicità ed efficacia inchioda le parole, le rende proprie, originali, uniche.
La poesia di Federica Rossi è, a mio avviso, una scoperta interessante e fuori dal comune. La sua scrittura è trasparente e sincera.


L’amore
Con anelli infuocati
provocati
da abbagli
fasulli,
mi stringe,
mi spinge
fino al limite
del sole,
della luna,
del mondo tutto.
Sono intrappolata. 



venerdì 25 gennaio 2013

politica 2.0


«Qualunque sistema semantico, cioè qualunque lingua e universo culturale, costituisce un modo di dare forma al mondo. Come tale costituisce una interpretazione parziale del mondo stesso e può essere sempre ristrutturato non appena nuovi giudizi intervengono a metterlo in crisi. Ma in generale si rifugge da tale controllo e si resta ancorati alle proprie visioni “parziali”, assolutizzando la relatività del proprio punto di vista. Per definire questa visione parzializzata del mondo si può ricorrere al concetto marxiano di ideologia come “falsa coscienza”. Io credo di aver fatto - lungo tutta la mia esperienza semiotica - un lavoro anti-ideologico. Smascherare i discorsi ideologici è la mia forma personale e professionale di impegno politico».


Umberto Eco

lunedì 7 gennaio 2013

le stelle ridono



Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!

- E rise ancora.

E quando ti sarai consolato (ci si consola sempre), sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre il mio amico. Avrai voglia di ridere con me. E aprirai a volte la finestra, così, per il piacere... E i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando il cielo. Allora tu dirai: "Sì, le stelle mi fanno sempre ridere!", e ti crederanno pazzo. T'avrò fatto un brutto scherzo...

- E rise ancora. 

Sarà come se t'avessi dato, invece delle stelle, mucchi di sonagli che sanno ridere.



Tratto dal libro Il Piccolo Principe